Stavo riandando agli editoriali della Stampa che avevo lasciati indietro per mancanza di tempo, e ragazzi, finalmente qualcuno alza la voce. Pietro Garibaldi fa notare che erano lustri che il dibattito estivo non s’imperniava sulla nuova manovra finanziaria, e che all’opposto quest’anno il governo, e assieme a lui l’informazione, avrebbero deciso di ignorare l’argomento. Che pure dovrebbe essere tra i più sensibili, nell’anno del massimo picco della crisi economica e del pericolo di stagnazione che sembra ne stia conseguendo.

Quella linkata sopra è una lettura essenziale per prepararsi ad un settembre che spereremmo infuocato. Perché se davvero il Pd decidesse di non sollevare la testa e portare in primo piano una discussione che il governo sta cercando di far passare sottotraccia, perderebbe due fondamentali occasioni: quella di chiarire le posizioni sulla politica economica e di sviluppo dei suoi tre candidati alle primarie di ottobre; e, una volta scelta la faccia del leader dell’opposizione, quella di articolare con efficacia un’alternativa ai piani del governo, frapponendosi ad un iter legislativo che, mosso dall’opportunistico impeto di Palazzo Chigi, si troverà sicuramente già in una fase avanzata di discussione.

E’ utile ricordarlo: la legge finanziaria stabilirà a cosa lo stato debba destinare la quantità di denaro che annualmente gli devolviamo attraverso il pagamento delle tasse, affinché ci assicuri servizi efficienti. Questa legge stabilisce cosa tagliare per ridimensionare le voci di spesa statali, include gli accantonamenti per le riforme dei sussidî sociali, coinvolge le previsioni della spesa pensionistica, e finanzia i fondamentali provvedimenti d’emergenza (quelli anticrisi) e gli investimenti per lo sviluppo.

Le decisioni sulla destinazione delle risorse economiche sono decisioni sul nostro futuro, sulle direttrici immediate e di medio periodo verso le quali il gioco politico indirizza il nostro sistema-paese. E i partiti, gli esperti, gli intellettuali e l’Italia intera hanno un tremendo bisogno di tornare a discutere di questo futuro.