L’atteggiamento ondivago, prima minaccioso e autoritario, poi affettatamente accondiscendente di Roberto Micheletti, l’attuale presidente ad interim dell’Honduras, è un gran problema, ed è già stato analizzato in dettaglio qui:

Il golpista Roberto Micheletti ha scelto di gettare la maschera e sospendere d’un colpo cinque diritti [costituzionali] fondamentali, decretare lo stato d’assedio, ordinare la chiusura delle uniche due emittenti radio e tv critiche, proibire che una delegazione dell’OSA [l’Organizzazione degli Stati Americani] entrasse nel paese, e ripetere le minacce rivolte al Brasile per il fatto di aver concesso rifugio nella sua ambasciata al Presidente Manuel Zelaya.
Il suo ruggito autoritario è stato tanto profondo che ha finito con lo spaventare i suoi stessi sostenitori. Per la prima volta in tre mesi, Micheletti è stato corretto pubblicamente dal Congresso e da alcuni tra i leader politici che lo hanno appoggiato fino ad oggi. Sicché non ha potuto far altro che ritrattare. “Sono disposto”, ha detto, “a derogare allo stato d’assedio per non ostacolare il processo elettorale”.

Bene. Ma i media occidentali sono molto parziali nel ricostruire i fatti che dal 28 giugno di quest’anno vanno susseguendosi nel paese, e spesso omettono non poche informazioni quando parlano dell’ex-presidente e nuovo martire internazionale, Manuel Zelaya, prima e dopo la fatidica data della sua deposizione da parte dell’esercito. E’ normale che l’informazione scenda in trincea: gli Stati Uniti antepongono la legittimità democratica in Centroamerica a qualunque altro bene pubblico, visti i trascorsi di caudillos golpisti, filo-castrismi / filo-chavismi e frequenti interventi militari a stelle e strisce nei paesi del golfo caraibico. E così anche i paesi europei, ostili agli interventi degli eserciti nella politica interna e in fin dei conti disinteressati (eccetto la Spagna), si sono allineati per mero atlantismo alla posizione statunitense. Lo stesso, infine, ha fatto la stragrande maggioranza dei paesi del Sudamerica, alternativamente memore dei colpi di stato subiti, o a protezione della svolta a sinistra dell’ex-presidente.
Per questo, vediamo di analizzare un po’ più in dettaglio il nostro piccolo san Sebastiano:

  1. Rielezione. Non tutti ricordano che Zelaya è stato deposto a seguito del suo rifiuto di annullare una specie di referendum consultivo non vincolante sull’opportunità di convocare un’Assemblea Costituente. In realtà l’elettore avrebbe dovuto esprimersi in merito alla possibilità di votare, a novembre, anche per la convocazione della Costituente: almeno in questo, si deve riconoscere al Presidente una certa cautela.
    In ogni caso, era evidente che intendesse emendare la Costituzione, o rinnovarla, al fine di poter essere rieletto almeno una seconda volta. Il tentativo fu ritenuto discutibile persino dall’interno del suo stesso partito; fu osteggiato dal Congresso, dal ministro della giustizia e dal Tribunale Elettorale; nonché considerato incostituzionale dalla Corte Suprema. Ciononostante, Zelaya rifiutò di addivenire a più miti consigli, e di accantonare almeno temporaneamente il piano: continuò così a foraggiare la crisi, convinto di poter imporre le sue preferenze [Wiki].
  2. Andate avanti voi, che vado avanti io. Più di recente, Zelaya s’è reso protagonista di più o meno imbarazzanti tentativi di rientrare nel paese. Alla fine ce l’ha fatta, trovando asilo nell’ambasciata brasiliana: nel momento meno adatto possibile. In Italia non l’avete letto, ma l’ambasciatore statunitense all’OSA ha qualificato il rientro come “irresponsabile e idiota“. Perché, fino all’attimo prima del suo ritorno, la diplomazia americana si era spesa molto per ottenere condizioni stabili, e preparargli una via negoziale, accettabile e incruenta. Che sarebbe stata più sicura per tutti: soprattutto per i suoi sostenitori, che avrebbero evitato i duri scontri con la polizia di questi ultimi giorni. Washington, evidentemente alterata, ha accusato Zelaya di “realizzare dichiarazioni incendiare e di agire come se fosse il protagonista di un film d’altri tempi”.
  3. Radiazioni sioniste. Questa è la più bella, e merita di essere ripresa, perché è passata under the radar. Zelaya sostiene che dei “mercenari israeliani” lo stiano “torturando [dall’esterno dell’ambasciata, si presume] con radiazioni ad alta frequenza”.