• Oltre ad offrirci un’acuta analisi e nuove ipotesi sull’eccesso di risparmio nella Cina contemporanea, l’Economist sfata qualche mito. La realtà, se inserita nell’equazione, spiega molto più facilmente le origini delle tensioni sociali: “A causa di questo sovrautilizzo dei fattori di produzione [energia e capitale], l’industria cinese sottoimpiega il lavoro. Nonostante la reputazione del paese sia quella di essere l’officina del mondo, negli ultimi anni l’occupazione è cresciuta solo dell’1% annuo, mentre il PIL del paese schizzava verso crescite a doppia cifra”.
    Alla sottoccupazione si assomma un altro problema – che dovremmo già conoscere – :  “Gli esportatori cinesi che godono dei benefici di uno yuan [la moneta cinese] così a buon mercato forniscono una quota sproporzionata dei posti di  lavoro”. L’eccessiva concentrazione dell’offerta di lavoro lascia le imprese export-oriented libere di gestire un sottaciuto potere di ricatto: perché almeno loro non licenzino i lavoratori, lo stato le finanzia e tiene lo yuan sottovalutato; le imprese prosperano, e continuano a vendere all’estero al basso prezzo che conosciamo.
  • sempre l’Economist, sul programma atomico iraniano, e i negoziati appena partiti. Scusate l’univocità delle letture consigliate odierne: ma sono davvero i migliori, quando si tratta di riassumere fatti e avvenimenti recenti.
    [giusto per smentirmi subito: gran bell’articolo di Foreign Policy sull’involuzione laico-burocratica della teocrazia iraniana.]
  • un gran bel pezzo della nostra punta di diamante, Francesco Costa: lucida analisi del veterodalema-style, all’indomani della pubblicazione dei risultati delle votazioni dei circoli del Partito Democratico.
  • uno stavolta ottimo articolo del Corriere sul sovraffollamento delle carceri italiane, la mancanza di organico e i devastanti effetti psicologici che provoca sul personale penitenziario.