[Ad una conferenza per il decennale dalla caduta del muro di Berlino]  Rév ringraziò i giornalisti per aver “mancato” di prevedere [il crollo del regime sovietico]; lui e le migliaia di persone che agognavano un cambiamento avevano un debito di gratitudine nei confronti della loro scarsa lungimiranza. Vivere sotto il Partito Comunista, disse, aveva insegnato alla gente che lanciarsi in azioni considerate di “importanza storica” avrebbe provocato solo dei bagni di sangue. In sostanza, se il mondo avesse creduto [sin da subito] che il muro sarebbe caduto, molti cittadini dell’Europa controllata dal comunismo sarebbero rimasti a casa, temendo che il governo della Cortina di ferro sarebbe intervenuto con la forza per reprimere le proteste.
Ciò che accadde, invece, fu che la disillusione del mondo in un cambiamento radicale incoraggiò i partecipanti delle sollevazioni europee del 1989. E’ ironico constatare che l’inutilità percepita delle manifestazioni abbia contribuito a rendere possibili i miracoli di quell’anno.

Questo, con le dovuto pinze, potrebbe convincerci dell’irrealizzabilità utopica di molti scenari immaginati da molti in occidente, durante le proteste in Iran; e farci riflettere su tutte quelle rivoluzioni colorate delle repubbliche ex-sovietiche che – osservate strettamente – ci siamo meravigliati sfociassero in nuovi regimi personalistici, e nella repressione dei riemersi conflitti etnici e linguistici.