Trattato di Lisbona – Articolo 19
(ex articolo 13 del TCE)

1. Fatte salve le altre disposizioni dei trattati e nell’ambito delle competenze da essi conferite all’Unione, il Consiglio (…) può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.

Ho seguito le dichiarazioni di voto in macchina, su Radio Radicale. E diamine, Alfie, mancava poco che tra tutti avesse ragione Italo Bocchino (PdL). Che, alla fine, compare tra quelli che hanno votato simbolicamente contro la pregiudiziale di costituzionalità proposta dall’UDC. Mangia nella ciotola: non sporcare in giro, Alfie.
Mentre ti pettino, ti faccio un esempio. Dopo un impervio estenuante esame in commissione, arriva in aula un testo promosso dall’opposizione, che prevede un’aggravante «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato»: tu scodinzoli, ma ti viene fatto notare che, però, a questo punto sarebbe bene proteggere anche quelle minoranze riconosciute da un Trattato che a breve ci vincolerà, ma non ancora previste dal nostro ordinamento. Quel Trattato è il Trattato di Lisbona, il quale contiene disposizioni immediatamente applicabili, e qualifica alcune fattispecie come ‘discriminazioni’. Il testo che proponi ne tutela una (l’orientamento sessuale); non le altre due riconosciute nel Trattato: l’età e la disabilità. Proprio quella norma tesa a dissuadere dalla discriminazione, ingenererebbe una disparità di trattamento.

Ora. Una volta emerso l’evidente problema di costituzionalità, per quanto pretestuoso questo possa essere; e conscio del fatto che ad un esame alla Camera sarebbe stata sollevata la pregiudiziale da parte di qualunque partito a cui il testo non andasse a genio; non ti pare che  soltanto una cocciuta, velleitaria ricerca dello scontro sacrificherebbe norme di tale importanza, proposte di legge dall’iter lungo e tortuoso, per cercare di dare un burbero spintone alla maggioranza – spintone la cui strumentalità sarebbe peraltro stata riconosciuta nel giro di pochi minuti, fino a svelarlo per il tristo buffetto che è – ?

Se c’era una garanzia, era quella che anche un ritorno del testo in Commissione per i necessari emendamenti non l’avrebbe bloccato per sempre in quella sede: speciali accordi politici e consuetudini in via di consolidamento riservano all’opposizione la possibilità di inserire nel calendario dei lavori della Camera una minima percentuale di sue proposte legislative. Questa faceva parte di quel piccolo mazzetto di carte da giocare.
Invece niente: imponendo l’esame diretto da parte dell’emiciclo, la pregiudiziale è stata approvata e la proposta è caduta. Norma stralciata, un paio di urlacci da sinistra, polemiche sul voto della Binetti (sempre lei) e la dissidenza di qualche donna e uomo della maggioranza che ti fa pensare che era meglio se non si votava: poi si ritorna al solito tran tran, scodinzolio e tutto il resto.

Secondo noi (vero, Alfie?), ha ragione Anna Paola Concia (PD) ad essere furiosa con dei colleghi del genere (“il mio gruppo senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione“).
Non mi sono ancora fatto un’idea di chi sia il responsabile principale: se le logiche personali, i calcoli settarî, le macchinazioni di partito, o una potente – e troppo diffidente – lobby omosessuale. L’unica cosa di cui sono certo è che si è trattato di una stupidata galattica, che poteva essere evitata.
Dammi un bacino, Alfie.

[post irrazionale. Scusatelo]