(immagine: ©edoardo.baraldi)

.
Aldo Cazzullo – non un geniaccio, ma poteva andare peggio – intervista Paola Binetti dopo il perfido harakiri del Pd sull’aggravante generica contro l’omofobia (per il quale, comunque, lei non ha alcuna colpa):

Quindi lei in politica dove si colloca?
«Nel centro che guarda a sinistra. Per senso di giustizia e sensibilità sociale. Anche nei confronti degli omosessuali. Ho simpatia per loro. Sono sensibile a tutti coloro che possono rivelarsi deboli, avere problemi, essere discriminati. Non condivido le idee di Paola Concia, ma non permetterei mai che sia discriminata per le sue inclinazioni sessuali».
[…]
Se le facessero la domanda che costò a Buttiglione il posto di commissario europeo — cos’è per lei l’omosessualità —, cosa risponderebbe?
«È una variabile del comportamento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi possono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».

E’ un mezzo passo indietro, sicuramente sincero, ma insufficiente a rettificare le sue note posizioni sugli omosessuali: molto più radicali, intromissive, ingombre di pregiudizi. Se non sono omofobe, di certo legittimano il sentimento dell’omofobia.

D’altronde, quelle stesse posizioni sono testimoniate da decenni di pratica clinica, e dall’appartenenza ad una prelatura che fa dell’intolleranza un’ideologia, e del giustificazionismo scientifico una missione. Apparentemente illogica, ma dai chiari obiettivi politico-teologici.
Per cui possiamo ragionevolmente concludere che ciò che dice la Binetti in chiusura, cioè che:

«(…) Quando si costruisce un ponte, si lascia sempre una minuscola linea di frattura, un margine di flessibilità che lo salva dal terremoto. Sulle questioni etiche io sono quel margine di flessibilità. Non sono il problema; posso essere parte della soluzione».

è falso.