Premessa: per me, Mario Adinolfi è uno stronzo viziato. Su Red Tv intervista Sergio d’Elia, dirigente di Prima Linea (per quanto scritta in un inglese maccheronico, linko la pagina della wiki inglese perché contiene informazioni più complete rispetto a quella italiana), protagonista degli anni di piombo, dodici anni di pena scontati (credo otto di carcere, ma non trovo informazioni dettagliate).

Ecco.

Guardatelo tutto. D’Elia dice cose profonde, comprese a sue spese. C’è la saggezza di Todorov mediata da Foucault, in quel suo “vittime e carnefici“; fa polpette di Totem e tabù; cerca, allarmato, di spiegare la storia e come si scrive la storia; agisce da protagonista, sa che è chiamato ad espiare tutte le volte, e pubblicamente, anche dopo che per il potere e la giustizia ha già espiato – tanto che si è ricavato uno spazio nel potere -, eppure ostenta un senso critico degli avvenimenti che è forse quanto di più vicino a me abbia mai ascoltato da parte di chi, in teoria, dovrebbe essere prevedibilmente parziale.

Perché ve lo propongo? La ragione è semplice: tutti i film che hanno parlato degli anni di piombo, ivi incluso quel capolavoro di Buongiorno, notte, anche quando problematizzavano i personaggi scarnificando l’ideologia e lasciando trapelare l’individualità, i sentimenti, le eterodossie, i dubbi e i ripensamenti, hanno costantemente commesso un errore esiziale: hanno ambientato i loro soggetti durante gli anni di piombo.

Forse non è ancora tempo, o non verrà mai il tempo, perché un soggetto filmico possa ricavarsi la potenza diegetica ed espressiva necessaria ad esprimere posizioni tanto complesse. Forse, oggi come ieri come sempre, manca uno spazio di ricezione ideologica; e forse la ricerca di una storia che sia narrabile rende di per se stesso impossibile far percepire le naturali, promiscue, quasi intime rivolte etiche, morali, politiche, pubbliche e personali, dell’uomo. Forse, appunto, per capire possiamo soltanto fissarci ad un dibattito tra una persona piuttosto odiosa ed un’altra che protesta, si rivolta, capisce; ma commette a sua volta errori, come la totale negazione della “verità di regime”; errori che fanno capolino dalle pieghe del volto.

Finché qualcuno non mi smentirà con un film, un libro, un racconto orale, questo di Red tv resta un documento sui limiti della storia, del nostro narrare, e del cinema.

(trovato qui)