Felice Cavallaro è “l’inviato del «Corriere della Sera» che da venti anni segue fatti e misfatti di mafia” (1). Vent’anni.
A pagina 15 del Corriere della Sera del 2 gennaio scorso (2), scrive:

 

Toh, me la ricordavo diversa. Ci ho ragionato un momento, ed ho subito avuto un sospetto: sta’ a vedere che. Un paio di clic, ed ecco che il sospetto sublima in certezza. Fino ad oggi, Wikipedia recitava (3):

L’articolo 41-bis della legge Italiana del 26 luglio 1975, n. 354 (legge sull’ordinamento penitenziario) prevede la possibilità per il Ministro della Giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti previste dalla stessa legge in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza ovvero, quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, nei confronti dei detenuti (anche in attesa di giudizio) per reati di criminalità organizzata, terrorismo o eversione.

Il problema è che l’affermazione, riportata in questa maniera, è clamorosamente falsa. Tutti i notisti di politica interna dovrebbero saperlo. A maggior ragione se stanno scrivendo un articolo proprio sul 41-bis, e non su un tema che tocca la disposizione solo incidentalmente. Con due aggravanti se ci si occupa di mafia “da vent’anni” e si sta scrivendo per mezzo milione di potenziali lettori.
Cavallaro è l’autore di Il caso Contrada. Fra Stato e Cosa Nostra (Rubbettino, 1996) e di Oltre il buio. Dopo Capaci, via d’Amelio e gli orrori di Cosa Nostra (scritto con Rosaria Schifani, vedova di un agente della scorta di Giovanni Falcone; Rubbettino, 2002). Libri inchiesta, libri sulla mafia.

Alla pagina attuale di Wikipedia (4) trovate la mia correzione (5 – ma avrebbe potuto essere quella di chiunque altro). In poche parole, l’articolo 41-bis è stato introdotto nel 1986, prevedendo una generica possibilità di sospensione del trattamento dei detenuti sopra disciplinato in casi eccezionali e in situazioni di emergenza. Il suo secondo comma è comparso solo nel 1992, e solo allora sono state previste specifiche fattispecie di ergastolani verso i quali si possono applicare le sospensioni del trattamento dovuto. Vi furono inclusi, tra gli altri, i detenuti ristretti per delitti connessi alla mafia.
La norma, emergenziale, era prevista solo in maniera transitoria. Prorogata ad ogni scadenza nel termine, è stata assorbita definitivamente nel nostro ordinamento solo nel 2002 (6).

Eh, va be’, Billy, direte voi, cosa vuoi che sia? Una svista capita a tutti. Avete ragione, ma a questo punto che resti almeno l’effetto umoristico che uno svarione tanto evidente provoca nel lettore che si ostini a volersi addentrare negli sdrucciolevoli – e infelici – processi mentali del Cavallaro (chissà, insinuati dal dubbio?), ormai imbastiti attorno a scampoli d’informazione sbocconcellati qua e là in Rete. Il nostro ci dà in effetti una dimostrazione di fenomenale spirito deduttivo quando, ormai lanciato in stringenti sillogismi, ci racconta:

 

 

Sostanzialmente-mai-applicato. Se il secondo comma del 41-bis fosse esistito tra il 1975 e il 1992, non si sarebbe trattato che della pura verità.