Si rideva, in allegria, io e lei, scartabellando il materiale che Sandro Bondi ha deciso di lasciare ai posteri. Incalzato prima dal Foglio (Eccolo che, da poeta a poeta, quasi da collega a collega, copre di elogi il veltroniano Jovanotti per la canzone “A te” – quella che “a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei… a te che sei il mio grande amore e il mio amore grande” , ci dicevano qui – anzi, ‘soloqui’) e adesso – settimanalmente – su Vanity Fair, il nostro s’è cinto la fronte d’alloro e s’è assiso sul palco del mondo, per cantarci tutto il suo candido stupore.
Tanto ci sarebbe da dire, e probabilmente tanto diremo, a mano a mano che riportiamo alla luce del materiale di rara importanza, che merita di essere fissato nella vostra memoria e serbato nei vostri cuori.
E insomma, tra le tante, io e Jules ne abbiamo scelta una per dimostrare che Bondi non è soltanto un raffinato paroliere, ma anche una persona di estrema onestà. Eccola.

A Speedy (ospite del canile di Novi Ligure)

Occhi imploranti
Fedeltà tradita
Dolente rassegnazione
Maestro di vita