L’etica della scienza impone agli scienziati la ricerca della verità, attraverso l’indagine scientifica rigorosa. Mal si adatta all’attivismo. Se i risultati della ricerca collidono con la propria visione del mondo, con le proprie ideologie, con le proprie filosofie, lo scienziato vero rigetta queste ultime e le cambia. L’attivista invece rigetta i fatti, non li vuole vedere e, anzi, si mette affannosamente a ricercare solamente quelle osservazioni che collimano con il proprio punto di vista. Così si spiegano, nella variegata galassia anti-ogm, le citazioni a tutti quei lavori, come quelli di Seralini, che vorrebbero documentare presunti problemi associati agli ogm, ma mai una citazione alle smentite successive. Così si comportano i creazionisti quando sono alla disperata ricerca di prove di una idea che non ammette possibilità di smentita, nella loro fede, ma solo conferme.

Ecco perché la battaglia a favore della ricerca scientifica, dell’analisi caso per caso della tossicità dei prodotti Ogm (ma anche qui, leggersi lo splendido libro di Dario, che descrive il passaggio almeno decennale dalla produzione alla commercializzazione di una nuova specie ogm), della libertà di scelta degli agricoltori e di tutti i consumatori – e non soltanto dei protestatari, genia auto-proclamatisi illuminata, unici puri in una società corrotta -, dell’autorevolezza dell’opinione dei genetisti e degli agronomi che studiano la materia, è una battaglia etica che traccia un solco profondo tra chi affronta la realtà con empirico scetticismo, ammette i limiti della ragione umana ed applica il metodo scientifico, e chi resta vittima della fede cieca in un’idea, e delle paure e delle nevrosi che solo il pregiudizio ha scavato nel suo mesencefalo.