Tra il 2 e il 4 marzo, ripetuti lanci d’agenzia hanno reso noto che il senatore Marcello Dell’Utri, “noto bibliofilo”, parteciperà alla 21a mostra del libro antico di Milano con un contributo eccezionale. Si fa cenno agli appunti scomparsi di Pier Paolo Pasolini, e in particolare all’Appunto 21 di Petrolio: “Ora Dell’Utri accenna a un privato anonimo come elargitore, e conferma: «Sono 78 pagine e si intitola Lampi suil’Eni” (il Manifesto, 4 marzo). Quando PPP venne ucciso il libro era ancora lontano dall’essere completo, ed il suo contenuto sparso per più d’un faldone di appunti.
Nel 1998 uscì il Meridiano Pier Paolo Pasolini. Romanzi e racconti 1962-1975 (Mondadori), che conteneva la prima edizione ragionata e riordinata delle carte di Petrolio; le note all’opera erano curate da Walter Siti, mentre Silvia de Laude curava l’intero volume. Nel 2005 la Mondadori ripubblicò il romanzo in paperback, senza rinunciare ad incaricare la de Laude ad una rivisitazione di quell’apparato di note già composto sette anni prima.

Intatti rimasero il numero e l’ordine degli appunti: 133, compresi parecchi doppioni e qualche foglio non numerabile, perché privo d’indicazione e dal contenuto troppo eterogeneo o astratto. E intatta rimase la pagina dedicata all’Appunto 21: bianca, soltanto il titolo, Lampi sull’Eni, e nessuna nota a corredo. D’altronde le azioni degli estensori delle note (di certo non tacciabili di cospirazione, dal momento che sin dalla prima riga denunciavano: “Enrico Mattei (1906-1962), presidente dell’Eni dal 1953, morì in un “incidente” (in realtà, attentato) aereo”)  erano coerenti: non sono presenti note per nessuno degli appunti mancanti (indovinate quanti? Per forza: ventuno). E ancora, cosa si potrebbe scrivere su ciò che non si conosce? La Nota filologica di Aurelio Roncaglia chiarisce il motivo della scelta del silenzio:

[c]hi potrà mai dirci non solo in che forma, ma su quali contenuti concreti si sarebbero svolti (…)

e giù elencando numero e posizione dei 21 appunti di cui s’è persa traccia. Quell’Appunto è come tutti gli altri, vuoto.

Mi ero già imbarcato in uno studio tutto mio sulla questione dell’asserito ritrovamento del dattiloscritto quando mi sono accorto che – per quanto perfettamente partigiani – una rassegna stampa e un commento alle affermazioni di Dell’Utri comparivano già su Sconfinamenti (Angela Molteni, I “papelli” di Dell’Utri, 5 marzo). Ad essi aggiungo il primo articolo di Paolo di Stefano per il Corriere (3 marzo), che è il più chiaro per chi voglia disporre di un conciso riassunto dei fatti storici. E faccio notare che gli articoli raccolti in rassegna dalla Molteni acquisteranno immenso valore storiografico, dal momento che contengono perle del calibro di: “Vengono i brividi a sentire che il berlusconismo si è impossessato anche di questo reperto” (Gianni D’Elia, Il Manifesto, 4 marzo), il cui autore butta lì, en passant, uno splendido uno-due: “(…) dal delitto di Enrico Mattei del 1962 arriva alle stragi del «doppio Stato», passando per la loggia P2 fondata da Eugenio Cefis“.

Tornando all’Appunto 21, nelle note non si fa alcun mistero del pamphlet ‘scomparso’ da cui Pasolini avrebbe tratto le informazioni. Già nell’Appunto 20, p. 99, la nota 12 sviluppata a p. 597 inizia così:

La fonte delle notizie sull’Eni accumulate in queste pagine è Giorgio Steimetz, Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente, Ami, Milano 1972 – il pamphlet ritirato dalla circolazione pochi giorni dopo la sua uscita.

Se il libercolo è stato utilizzato come fonte per gli Appunti immediatamente contigui (20, 22, 22a, 22b, 22c, 22d; dai titoli ripetuti: Il cosiddetto impero dei ‘Troya’ – che, lo sappiamo, nel romanzo era lo pseudonimo per Cefis), la sua influenza si estende in maniera palese fino all’Appunto 30.
Sulla base di questi indizi come possiamo non supporre che il pamphlet abbia costituito la base anche per l’appunto 21? E cosa avrebbe potuto aggiungere Pier Paolo a quanto già scritto dallo Steimetz (anch’esso, tra l’altro, pseudonimo d’anonimo), dal momento che negli Appunti di cui disponiamo Pasolini ne fa un calco sì nevrotico/erotico e ironico/dissacrante, ma mantenendo e l’impianto strutturale, e la carica accusatoria della sua fonte iniziale?

In attesa della pubblicazione del dattiloscritto dellutriano, vedremo poi quanto consistente (l’A. è a Milano, e punta ad un passaggio di volata alla Mostra del libro antico per aggiornare i suoi lettori), le ipotesi complottiste restano al solito difficilmente riscontrabili, mentre uno studio del pamphlet di Steimetz è quanto di più alla portata di ciascuno, e quanto di meno azzardato da tutti.
Sempre Sconfinamenti ha recuperato e pubblicato a puntate il libro di Steimetz per intero, sulle sue pagine (a p.2 ovviamente l’inizio, i post sono ordinati dal più recente al più antico), tra il 4 aprile e il 21 giugno 2009.
Per chi, dunque, volesse attingere all’unica fonte accertata delle notizie cui PPP faceva riferimento per la costruzione di quella parte del suo romanzo ho raccolto i venti capitoli in un .pdf scaricabile, che trovate qui.
Buona lettura.

Update 12/03. Dell’Utri sostiene che il tizio che gli aveva offerto Lampi sull’Eni (“più esattamente Lampi su Eni”) si sia dato. E lui il dattiloscritto non l’aveva neanche letto: lo ha avuto “tra le mani per qualche minuto”.  Erano “[u]na settantina di veline dattiloscritte con qualche appunto a mano”.
Ora. Appunto 20, 5 pagine; 22, 3 pagine; 22a, 4; 22b, 2; 22c, 2; 22c (ripetuto), 3; 22d, 1; 22f, 2; 22g, 2; 22h, 2; 22i, 1. Fermandoci all’influenza diretta, 20-22d constano in totale di 20 pagine. Che il 21 dovesse consistere di 70 pagine è una follia cui solo Dell’Utri, non avendo letto Petrolio, avrebbe potuto abboccare. Facile immaginare perché il truffatore abbia proposto Questo è Cefis a lui, spacciandolo per l’Appunto 21. O, ancora più semplicemente, perché Dell’Utri si sia confuso quando una persona in possesso di Questo è Cefis – copia sicuramente rara – gli abbia riferito che quella fosse la fonte anche dell’Appunto 21.