Premessa: per elaborare uno scenario di massima delle elezioni generali britanniche del 6 maggio iniziamo con lo stabilire che le proiezioni sulle intenzioni di voto non possono non tener conto del balzo che hanno fatto i liberal-democratici tra il 15 ed il 16 aprile scorsi. Non avrebbe senso, perciò, elaborare su base statistica dati che appiattissero il voto verso quel partito ai risultati pre-boom; tenendo anche in considerazione che, all’opposto, almeno l’ordine di grandezza del salto LibDem è stato costantemente riconfermato negli ultimi giorni.

L’analisi prende perciò in considerazione i quattordici giorni precedenti il 30 aprile (16-29 aprile). In queste due settimane, la media voto e il suo scarto quadratico medio (variabilità media) per ciascun partito sono stati:
Tories 33,4 ± 0,9 % (regressione: y=32,1+0,172x; R quadro = 0,533)
Labour 27,6 ± 0,8 % (reg.: y=27,3+0,033x; R quadro = 0,029)
LibDem 29,6 ± 1,1 % (reg.: y=30,4-0,103x; R quadro = 0,141)

Coloro che s’intendono bene di statistica noteranno un paio di cose: anzitutto, la variabilità del voto verso laburisti e liberal-democratici è abbastanza alta da abbattere il valore di spiegazione della retta di regressione a valori piuttosto infimi. La tendenza del voto LibDem a variare è stata comunque più forte (LibDem ±1,1, Labour ±0,8). E sì: dopo l’exploit iniziale, i LibDem sono in (leggera) controtendenza, come racconta la retta di regressione. All’opposto la variabilità laburista è mitigata dal fatto che essa non abbia una direzione precisa.
Ciò che si può fare, comunque, è seguire le tendenze e azzardare le intenzioni di voto medie dei prossimi sei giorni. Queste le mie previsioni:

Tories 34,43 %
LibDem 29,0 %
Labour 27,8 %
Altri 8,8% (variabile di controllo, perfettamente in linea con la media dei sondaggi pre-elettorali delle ultime due settimane)

Ebbene sì: il Labour terzo partito in Gran Bretagna e Nick Clegg che sogghigna. Ma non ci sarà tanto da ridere, perché si avvicina una bella gatta da pelare per tutti. Il sistema elettorale inglese, infatti, è il contestatissimo first past the post, di cui tutti abbiamo sentito parlare e che tutti vorrebbero modificare (salvo i laburisti, per ragioni che saranno evidenti tra pochissimo): questo sistema premia la concentrazione elettorale del voto. E quando la distribuzione percentuale del voto interagisce con quella geografica, il risultato della proiezione con i numeri attuali conduce ad un memorabile esempio di hung parliament. Un risultato, cioè, dove nessuno raggiunge la maggioranza assoluta dei seggi, e che aprirebbe un periodo di crisi durante il quale il parlamento resterebbe ‘sospeso’ sopra un futuro incerto. Un fatto inusuale per un paese che nel secondo dopoguerra si ritrovato soltanto una volta – nel 1974, e per pochissimi mesi – governato da un gabinetto di minoranza, e che nello stesso periodo non ha dato mai adito ad una coalizione postelettorale. In caso di ‘hung parliament’ la Regina, seguendo un’affermata consuetudine, potrebbe incaricare il premier uscente di iniziare i negoziati per formare un nuovo governo. Sì, proprio Gordon Brown, quel premier a capo della formazione che uscirebbe più sconfitta dal voto. Dovremmo parlare anche della sua successione, che in maniera sempre più probabile potrebbe essere repentina e brusca, ma questo è un discorso più complesso: forma e intensità della rivolta contro Brown potranno essere stabilite soltanto dai risultati veri e propri e da un paio di dinamiche postelettorali.
E insomma, dopo tanto ciarlare ecco la mia stima della distribuzione dei seggi, con le varie forbici.

Conservatori 268 (272-241)
Laburisti 263 (282-253)
LibDem 90 (108-88)
Altri 29

Maggioranza: 326

Cioè, messa in un altro modo:

Tories 268 ± 15,5 (con tendenza al ribasso)
Laburisti 263 ± 14,5 (direzione incerta)
LibDem 90 ± 10 (tendenza al rialzo)

I laburisti resterebbero seconda forza, e molto alle calcagna dei conservatori; e la differenza potrebbe addirittura assottigliarsi. I LibDem, lontanissimi, pagherebbero la forte dispersione territoriale dei loro elettori.

Per finire, un altro giochetto. Date suppergiù queste grandezze relative, con tutte le loro varianze, qual è il numero di voti che ciascun partito dovrebbe raggiungere (al variare massimo della forza elettorale degli altri due) per potersi assicurare con la maggior frequenza una pur risicatissima maggioranza assoluta ed essere in grado di governare da solo?
Secondo le mie stime:

Conservatori 37,8/39,0 (media: 38,4)
Laburisti 31,5/34,3 (media: 32,9)
LibDem 41,6/41,6

Cioè: Tories e Labour dovrebbero disattendere in meglio le attese (già controllate per la tendenza delle ultime due settimane) rispettivamente di 4 e 5 punti percentuali. E’ vero, i conservatori si avvicinano alle urne forti di una tendenza al rialzo piuttosto salda, mentre il voto laburista è soltanto stabile, perciò qualche speranza in più i Tories ce l’hanno. Ma si tratta davvero di estremo wishful thinking.

In sei giorni tutto può cambiare. Ma non ha senso impelagarsi tra dati e cifre se poi non si ha voglia di prendere posizione, specialmente quando l’azzardo appare minimo. E dunque parlamento sospeso, impiccato, o comunque lo vogliate chiamare.
Scommettiamo?