Ma possibile che tra tutte le persone che seguo tramite feed, fatta eccezione per Luigi, non ce ne sia una che ascolti musica decente?
Davvero per avere interessi affini ai miei ci si deve rassegnare a limitare l’ascolto a quel materiale cui abbiamo facilmente e rapidamente accesso, senza un minimo di riflessione critica, per utilizzarlo come semplice melodia da sovrapporre, asincrona, alla pressione digitale alternata sulla tastiera? E dire che in molti altri campi, invece, il pensiero della crème de la crème della blogosfera italiana è incredibilmente strutturato, complesso, affascinante.
Il Rocca è l’eminente esempio della peggior musica che si possa ascoltare: ogni volta che consiglia un disco lo appenderei per le palle qui, al posto del tucano (davvero, c’è da rimanere attoniti per la sistematica regolarità con la quale consiglia gnommeri di suoni patinatissimi) * ; ma anche Francesco , Giovanni (non ho le pezze giustificative, ma fidatevi) e – l’ho appena scoperto – Leonardo hanno questa tendenza a mortificare la ricerca sonora, ognuno nel suo diversissimo modo.

Qualcuno di buon cuore ha voglia di spiegarmi come sia possibile questa corsa agli inferi, a capofitto, dalle vette della ragion pura alla scatologia acustica?

Badate, non chiedo che in Italia chiunque vanti una capacità di scrittura superiore alla media devii dalla media gaussiana nella stessa misura in qualunque campo del sapere. Non sto chiedendo che ciascuno tra quelli che ho citati, assieme agli autori dei blog che ho tra i feed, non pervenuti, ascolti tutto il giorno i King Crimson. Anzi. Ma:

[*] Scavicchiando un po’ ho anche scoperto che il Rocca prende un Foucault per un altro (L’etica protestante di The Wire e il pendolo di Mad men: “(…) che Mad Men sia una decostruzione foucaltiana del capitalismo americano”), neanche fossimo tra i novellini della Ivy League.

Bonus (Malvi’, anche per te).
Altro: 1977.