(Marco Pannella, Radio Radicale, registrazione delle 21.02 del 31 maggio) Sì, ma, appunto, quello che, a mio avviso, colgo subito – e raccolgo – è quello che, implicito ma chiarissimo, nel tuo discorso è la storicità del (incomprensibile), che può essere quella biologica, e le altre forme che possono nascere sempre più chiare dalla conoscenza del cervello e delle sue funzioni e delle neuroscienze in genere.
Sicché direi che sicurissimamente, anche in termini darwinistici, diciamo, possiamo probabilmente già individuare delle sottospecie umane nell’ambito, no?, diciamo, a seconda delle località, delle storie, eccetera. E in questo, allora, può essere una particolare sensibilità del nucleo umano, che ha all’inizio – così – avuto motivo da temere e difendersi da… l’altro… dall’altro. Mentre vi sono invece, sicurissimamente, altri (incomprensibile) che invece l’altro era un’attesa, era una speranza, quindi sì, i barbari sono alle porte, la salvezza deve arrivare, no?
E in questo io vorrei subito dire una cosa: che quando usiamo, come lei ha fatto, l’evocazione del termine della religione, delle religioni, personalmente ho una, come dire, una convinzione antica – non vecchia, logora, ma c’è – che la religiosità, il rapporto dell’esistenza, della sensibilità, di quello che in un momento dato un individuo è, con quello che lo trascende, necessariamente. Non, dice, c’è l’assoluto, no, l’assoluto anche quello è storico, diciamo. Quindi la religiosità, a mio avviso, è assolutamente manifesta, è quella che potremmo poi dire – adesso sembro io che cerco di incardinare le cose, insomma – però la religione della libertà significa qualcosa. Venuta da un benedetto, eccetera, però è vero che forse una rottura è possibile perfino nelle religioni rivelate, poi vi dirò perfino, uh, perché, a naso: una cosa che unisce i cristiani, per quanto notoriamente molte nemici per molte cose a livello teologico, è che Dio, quindi, no?, Dio antropomorfizzato – perché poi questo è il problema di alcune religioni rivelate, quella per cui lo ritenevo da ragazzino quasi una bestemmia, ma se insomma, “Dio ci ha fatto a sua immagine” vuol dire che Dio somiglia a noi, e che bisogno c’abbiamo di Dio?, insomma lo avvertivo come blasfemo, forse – così, e dinanzi a questo è la religiosità dell’uomo dinanzi alle interrogazioni fondamentali sulla vita, la morte e sulle altre cose – e regalare questo, che ritengo che nelle neuroscienze semmai ancora deve essere trovato, il puntino di questo non può non esserci perché è una costante – ancora, darwinisticamente mi pare che possiamo stabilire che per qualsiasi momento della evoluzione della specie umana l’elemento della religiosità – gli animisti, no?, uh, le cose, eeeh, è cosa patente, no?, direi tutte le prime, i primi graffiti che noi troviamo ricordano tutti in un modo o nell’altro proprio questa rice… – gli dèi, la presenza divina, in una frase allora il divino è davvero come nel paganesimo, è simile a noi, no?, c’è quella fase che poi appunto mi faceva dire da ragazzino, “ma se questo proprio è…” –
Poi che cosa viene fuori? Dio, il Dio cattolico e anche cristiano, è quello che a un certo punto stabilisce di prendere corpo, di prendere carne dell’uomo – la vita la morte (incomprensibile) e queste altre cose – e di incarnarsi, incorporarsi, perché questa verità sia una verità salvifica per sempre, una volta per tutte, no? Questa seconda cosa credo che non sia molto importante, forse le neuroscienze un giorno ce lo diranno, se non nella misura in cui le religioni organizzate – ed organizzate non quelle di stampo direi buddista o anche di quella giudaica lì dove c’è questo imperativo ‘mai raffigurare Dio’ – è blasfermo, anche per loro – sicché i talebani a mio avviso che distruggono una montagna perché è blasfema, l’immagine di Dio viene riportata, io dico “No Taleban”, perché insomma quella è una stronzata, insomma, chiedo scusa, ma anche aggiungo “No Vatican”, eh, no?, perché mi pare necessario.
Per questo, professore, volevo dire: religiosità a mio avviso si può intendere da quello che colgo, poi, dal suo e da altre fonti, diciamo, che è una cosa che possiamo individuare come l’opposto della ricerca dell’ordine gerarchico nella specie umana. Una forma, perciò, come dicevo – qualche volta l’altro è temuto con terrore, qualche altra volta è atteso come salvezza, e questo è l’altruismo, l’egoismo, poi approfondendolo molto spesso ci si a… – io dico, sinceramente, è vero, quando mi dicono “grazie”, dico guardate, scusate, abbiate pazienza: io sono egoista, nel senso che a me mi fa un piacere enorme – forse il termine ‘piacere’ è inadeguato – tutto questo, quindi io vi ringrazio perché senza di voi non mi sarebbe possibile tentare di manifestarlo; la relatività, quindi, del – come del diritto naturale. Questa rottura di palle che ci siamo, chiedo scusa, ci siam trovati con le interferenze, no?, c’è questa monade esterna, il diritto naturale vuol dire che la natura è sempre uguale a se stessa, siamo alla follia; adopero il termine credo in modo un po’ nuovo, di ‘diritto naturale’ – perché lo recupero, lo voglio togliere a coloro che ne sono i possessori – che la hanno come avere e non come essere – e dico: “I diritti naturali storicamente acquisiti”, e quindi lo “storicamente” vuol dire qualcosa che diventa coscienza e quindi scelta, perché non è che la coscienza ti dà solo le nostre posizioni, ci può dare anche quelle contrarie.
Ed ecco perché sono immerso nel dire che il ‘comune’ mi interessa oggi perché malgrado lo stesso internet, che al di là degli (…) può essere più facilmente in prospettiva dominato da chi ha il potere, no?, però, insomma, e non parliamo della televisione, della radio e di tutte le altre cose, anche della roba stampata, che devo dire – anche: se io penso al grido di Munch, è artisticamente quello che meglio esprime una parte dell’umanità di oggi, quel grido lì. E’ venuto fuori solo quando è venuto fuori e in realtà è qualcosa di vicino e non lo troviamo. Ecco, quindi: arte, coscienza, intuizione, ri-conoscenza, allora, qui chiedo scusa con gli ascoltatori della radio, che però essendo ascoltatori della radio sono vittime consenzienti del Marco Pannella, e volevo dire lì andiamo al livello della conoscenza, no?, coscienza, conoscenza eccetera.
E lì mi aiuta un poeta che come persona era detestabile, ma grande poeta, grande poieuta in qualche misura, che usava delle violenze filologiche nella sua creatività poetica, ed era Paul Claudel (…).

E, ve l’assicuro, continua per altri quattro minuti.