Deniz Baykal, dal 1992 alla guida del maggior partito d’opposizione turco (il Partito popolare repubblicano, CHP), si è dimesso il 10 maggio a seguito della pubblicazione di una registrazione video che lo vede implicato in un rapporto sessuale con la sua segretaria: uno scandalo, dal momento che entrambi sono sposati. Baykal ha accusato il governo di aver diffuso il video e di averlo “voluto incastrare”, ma non ha smentito l’evidente ‘prova tv’.

Il CHP, storico partito delle sei frecce fondato da Kemal Atatürk, sposa posizioni secolari e – da un decennio – marcatamente socialiste. Alle ultime elezioni ha ottenuto il 20% dei consensi: un buon risultato rispetto al crollo che l’aveva escluso dalla rappresentanza parlamentare nel 1999, ma comunque insufficiente a colmare il vuoto tra esso e l’AKP. Dalla sua fondazione (2001) ad oggi il partito di Erdoğan ha sempre vinto e rafforzato la sua maggioranza, e ha condotto la Turchia attraverso un lustro di forte crescita economica e bassa disoccupazione, reclutando un enorme zoccolo duro di consenso composto dagli strati più poveri della popolazione.

Convocato il 17 maggio in sessione straordinaria, il Congresso del CHP ha eletto all’unanimità un ‘uomo nuovo’, estraneo agli apparatchik di Baykal che per un ventennio avevano reso affare di pochi la gestione del partito: Kemal Kılıçdaroğlu. Sebbene, sessantaduenne, non sia certo espressione di quella nuova generazione politica la cui ascesa era auspicata da molti, Kılıçdaroğlu rappresenta la novità per via della sua identità: è uno sciita alevi di origini curde, e riunisce così due tratti delle minoranze oppresse del sud-est del paese. Il nuovo leader muove oggi i suoi passi iniziali: è ancora troppo presto per stabilire se la sua originalità sarà sufficiente a scuotere un partito ingessato, che capitalizza gli effetti della crisi economica in termini di consenso attuale, ma che resta carente di un programma organico e capace di far fronte al nuovo dinamismo turco in politica estera.

(28 maggio 2010)

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