Mi sembra di aver già sparpagliato una sorta di prototipo di questa nota altrove, qui sotto, ma non posso fare a meno di ritornarci: nelle ultime settimane quanto di più interessante mi sia capitato sotto gli occhi è stato scritto da un anarchico o da leninisti folli con il fusibile eziologico ormai in cortocircuito.
[Quelli di lotta comunista di febbraio, che ti sparano addosso, in batteria alternata: “Oscillazioni mediterranee, ancoraggio europeo”, “Gli esordi della Compagnie Financière de Suez”, “L’accordo BP-Rosneft ratifica la linea Putin” (poi parzialmente smentito da notizie seguenti la data di pubblicazione), “I militari al centro del modello egiziano”, “Il riarmo asiatico (…)”, “Un nuovo secolo del carbone (…)”].
L’uno dimostra il fallimento degli osservatori classici nel ricondurre ad un unico oggetto comprensibile, coerente e utilizzabile nel campo politico i tre mondi parzialmente coincidenti di estetica, etica e prassi; quegli altri si addentrano per i sentieri molto battuti e poco compresi delle analisi internazionaliste (ciniche o accorate, ma sempre sgomente; da farci poi la tara, è ovvio).
Capovolgendo il fronte, ma non troppo, c’è l’immancabile Luigi (chi è stato radicale e ne è poi uscito ha perso pure questo, che l’essere chiamati per nome cessa di essere dimostrazione di amicizia e intimità, per trasformarsi in appello politico; sembra quasi di dirlo “compagno”, ma lui sa che non è così).
Infine resta ancora l’ultraliberismo di Oscar Giannino, tanto prolifico nello scritto (infarcito di dati e cifre fino al collasso verbale) da dimostrarsi incapace di sorvegliare la sintassi. Sarà per ragioni di tempo, suppongo, dal momento che la sua loquela scorre tranquillamente come ossido di diidrogeno quando egli si trova a condurre o a moderare un dibattito, ma forse la sua scrittura da epifenomeno è divenuta cifra di un programma iperlibertario.  

Sto cominciando a pensare che sia necessario essere estremisti*, in Italia, per poter scrivere e parlare bene. Che poi significa, allo stesso modo, saper pensare. Malgrado indugi ancora per quella china moderata e nichilista, con il passare dei giorni mi convinco sempre più che i tempi di Gadda e Volpi siano (già) troppo lontani.