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Per me, l’anno potrebbe anche chiudersi qui.

Appena mi libero di un paio di noie – una traduzione, una cronologia, un atlante geopolitico – torno e vi faccio un mazzo così. Nel frattempo:

Cedo: il loro rischia già di essere il disco più geniale dell’anno.

Buttate al cesso gli Editors, gli ultimi Interpol, al limite (al limite, eh) i White Lies. Ovviamente, dall’altra parte, sgozzate i Coldplay.
Finalmente si torna a coniugare il post-punk alle chitarre dreamy – che, ultimamente, latitavano – e le distorsioni/saturazioni shoegaze.
Strasentito e inadatto, insaziabile e sordo, barocco ed essenziale, da altre parti lo si apostroferebbe instant classic. Qui ci si limita ad osservare, esterrefatti, la rinascita della musica: proprio quando si cominciava a temere che di nuove depressioni, in giro, non fossero rimaste che miserie.

Ma possibile che tra tutte le persone che seguo tramite feed, fatta eccezione per Luigi, non ce ne sia una che ascolti musica decente?
Davvero per avere interessi affini ai miei ci si deve rassegnare a limitare l’ascolto a quel materiale cui abbiamo facilmente e rapidamente accesso, senza un minimo di riflessione critica, per utilizzarlo come semplice melodia da sovrapporre, asincrona, alla pressione digitale alternata sulla tastiera? E dire che in molti altri campi, invece, il pensiero della crème de la crème della blogosfera italiana è incredibilmente strutturato, complesso, affascinante.
Il Rocca è l’eminente esempio della peggior musica che si possa ascoltare: ogni volta che consiglia un disco lo appenderei per le palle qui, al posto del tucano (davvero, c’è da rimanere attoniti per la sistematica regolarità con la quale consiglia gnommeri di suoni patinatissimi) * ; ma anche Francesco , Giovanni (non ho le pezze giustificative, ma fidatevi) e – l’ho appena scoperto – Leonardo hanno questa tendenza a mortificare la ricerca sonora, ognuno nel suo diversissimo modo.

Qualcuno di buon cuore ha voglia di spiegarmi come sia possibile questa corsa agli inferi, a capofitto, dalle vette della ragion pura alla scatologia acustica?

Badate, non chiedo che in Italia chiunque vanti una capacità di scrittura superiore alla media devii dalla media gaussiana nella stessa misura in qualunque campo del sapere. Non sto chiedendo che ciascuno tra quelli che ho citati, assieme agli autori dei blog che ho tra i feed, non pervenuti, ascolti tutto il giorno i King Crimson. Anzi. Ma:

[*] Scavicchiando un po’ ho anche scoperto che il Rocca prende un Foucault per un altro (L’etica protestante di The Wire e il pendolo di Mad men: “(…) che Mad Men sia una decostruzione foucaltiana del capitalismo americano”), neanche fossimo tra i novellini della Ivy League.

Bonus (Malvi’, anche per te).
Altro: 1977.

Che era cominciato pressappoco così.

Come scrivere una bellissima canzone e trasformarla nel più riuscito dei suicidi commerciali.

Bonus elezioni. Un’altra canzone british, molto british, talmente lunga che l’han dovuta dividere in due tronconi su YouTube. L’unica canzone oltre la sufficienza d’un gruppo madchester che stava passando al britpop, e che si sarebbe squagliato come neve in una tiepida giornata di marzo di lì a pochi mesi – ma questa è perfetta. La qualità è quella che è, arrangiatevi.

As in: uno dei migliori cinque dischi degli anni Novanta.

now, my child, you would be five; through everything by my side
in this fin de siècle spirit; this age of selfishness
did we permit everything to slip away?
did i lose everything i believed in?
is there no tomorrow? only thoughts for today
is there no tomorrow? i trusted you
should you have been brought into this cold dark world
fatherless, abandoned with our child within
in this life there are no fathers not on heaven nor on earth
we spend our life searching for this lost fragment of our soul
immersed in self-indulgence is there no hope for beauty?
whose arms are big enough to hold my fears?
already i have more than i can bare.
this life i once opened to joy
now lies twisted in pain
this is dying and not loving
the honey now flows with blood
i will die with this guilt….. knowing i betrayed myself.

*

Se soverchiati, rifarsi con questo.