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Nell’immagine: Billy Pilgrim e Christian Rocca si stringono la mano. Nervi tesi. Io, ovviamente, sono Saakashvili.

Visto che sono mesi che mi dedico a smontare Christian Rocca, sul blog – 1, 2, 3 – e in privato, e che più che sicuramente tornerò a farlo (dovessi scrivere qualcosa qui ogni volta che non sono d’accordo con ciò che scrive di là perderei la giornata), oggi desidero dar atto di uno dei migliori articoli di politica estera che abbia mai letto su un quotidiano italiano. E’ di Christian Rocca.

Ci sono molti modi di passare la serata; la mia è trascorsa tentando di stimare le intenzioni dei britannici chiamati al voto domani, interpolando gli ultimi sondaggi disponibili con quelli degli ultimi 14 e 7 giorni.
E’ giunto però il momento di arrendermi: a che occorre una nuova sparata nel mucchio, quando esistono due modelli conflittuali per mezzo dei quali sono già state fatte delle previsioni (qui e qui), seguiti da una coda di polemiche tecniche forse più interessanti delle nude previsioni finali?

Qui, la reazione alla replica della risposta ai commenti iniziali linka sia alla replica, sia alla risposta, sia ai commenti iniziali. Se sentite il bisogno di un riassunto un po’ meno tecnico, un blogger del Financial Times ritiene di aver tutto sotto controllo nella battaglia campale tra psefologi, i nerd dei sondaggi.
Ho seguito il dibattito, affascinato. Hanno chiaramente ragione quelli di PoliticsHome, ma forse è soltanto che la mia parzialità si fonda sull’amore per il metodo scientifico, piuttosto che per le educate supposizioni.

Per chi s’attarda un po’ a cercare, in Rete circolano tesi bellissime. In questa si racconta di come Galileo le provasse tutte perché altri non gli fregassero il monopolio sullo strumento che aveva appena perfezionato. Sullo stesso argomento, ma da un altro punto di vista – la pirateria – , scriveva qualche mese fa anche Caleb Crain.
Se non ci fosse il TRIPS bisognerebbe inventarlo.

Update. Un altro ragazzo che scrive benissimo di queste cose è lui, qui.

Giù a Politics Home hanno delle previsioni (aggiornate al 29 aprile) di hung parliament non in tutto simili alle mie.

Loro danno i conservatori al 35, i laburisti al 26,8 e i liberal-democratici al 28,9 percento, utilizzando il controllo (altri partiti) suppergiù attorno al mio (9.3). I loro risultati quando a distribuzione dei seggi sono:
Cons 289, Lab 231, LibDem 98, Altri 14. Una forbice più ampia a favore di Cameron e Clegg, ma comunque un parlamento ‘sospeso’ e una risicata maggioranza parlamentare (329 sui richiesti 326) nel caso di un’alleanza Lib/Lab.
La loro analisi è molto più accurata perché loro non si basano, come invece faccio io, sull’andamento di leaning di ogni seggio per stimare quanti candidati saranno eletti guardando al voto su base nazionale, assegnando un coefficiente di dispersione e applicando il metodo Montecarlo, ma su un’analisi seggio per seggio.

Salta fuori che, secondo loro, a prescindere dalla distribuzione dei voti su scala nazionale la mia analisi starebbe distorcendo i premi alla concentrazione geografica dei voti in questo modo:
– al Lab do un +45,7%, quando invece per PoliticsHome tale distorsione andrebbe ridimensionata al +36,6%;
– ai Tories do un +19,8%, mentre la distorsione andrebbe alzata al +30,6%;
– sui LibDem invece concordiamo, poiché do loro uno svantaggio del -52,4%, e l’analisi di PoliticsHome lo riduce solo al -46,4%.

Detto in parole povere: starei esagerando la distorsione causata dalla distribuzione geografica del voto su scala nazionale troppo in favore del Labour, e troppo a sfavore dei Tories.
Ciò che è interessante notare è che, in ogni caso, anche con i Tories con un vantaggio leggermente maggiore di quello che ho stimato io, la situazione di parlamento bloccato sarebbe inevitabile.

Per chi non l’avesse ancora notato, la BBC ha allestito il miglior strumento per comparare le offerte politiche dei partiti inglesi alle elezioni del 6 maggio. In basso trovate le proposte, che diventano più chiare se le copiate, incollate e le suddividete per punti.
Io l’ho fatto per ciò che mi interessava: confrontare le proposte dei Tories, del Labour e dei Lib-Dem per le questioni di politica economica, estera e di difesa.

Più in generale, i programmi politici si trovano sui tre siti ufficiali dei partiti. Il programma economico dei laburisti inizia qui e si articola qui; della politica estera e di difesa si parla qui. I conservatori descrivono qui il loro progetto di politica economica, qui le posizioni sulla difesa e qui la politica estera in generale. I liberal-democratici parlano di economia qui, delle relazioni estere qui.

Un paio di articoli da leggere sono quelli dell’Economist e del Guardian:

A tutti gli osservatori, buona analisi; a tutti i votanti, sorprendeteci.

La miglior analisi sul Kirghiz’stan che mi sia capitato di leggere o sentire oggi proviene, neanche a dirlo, dai microfoni di Radio Radicale (qui, spezzone delle 19.16, da 83’12” in poi; mp3). Si tratta di una chiacchierata-intervista molto lunga, circa venti minuti, ma è perfetta per farsi più di un’idea del paese, e ritrovarsi in mano parecchi spunti su cui ragionare.

Per un’emergenza imprevedibile, un’altra ampiamente prevista: c’è chi negli Stati Uniti sta già stilando dei modelli di piani d’azione d’emergenza per l’amministrazione americana nel caso in cui le elezioni in Sudan provochino una nuova escalation del doppio/triplo conflitto est-ovest e nord-sud-sudest.

E così mi son detto: insomma, perché non inauguri una serie di post in cui suggerisci letture che hanno a che fare con ciò che avviene o è avvenuto nel recente passato, letture non facilmente accessibili, né necessariamente interessanti, genericamente lunghe e sicuramente stancanti?

Sì, mi son detto: sarebbe perfetto per far affezionare i lettori di questo blog! Perciò, ecco qui:

  • una variazione sul tema, nella quale una manica di economisti spiega perché, nonostante tutto, l’Europa rischia più degli Stati Uniti
  • una buona testimonianza del tempo che ci si impiega per produrre un documento sensibile (l’avete già capito, parlo di questo: l’amministrazione è stata così buona da aver deciso di distribuirne pubblicamente una versione depurata, sì, ma corposa, che voi non potrete fare a meno di leggere – anzi, vi limiterete all’Executive summary, ma senza dimenticare che non si può studiare la NPR senza tenere in considerazione la Quadriennal Defense Review – tanto pompata quanto ordinaria, ma voi non lo saprete finché non l’avrete letta)
  • il magnifico leader dell’Economist di un paio di settimane fa sullo stato delle scienze del clima (e il ghiotto articolo su Le scienze di aprile, ‘Le vere lacune dei modelli climatici’: non ne vale la pena, per più che l’articolo è accostato ad un’accozzaglia di altri saggetti che sciolti in acqua generano un amalgama purulento sulla necessità di cambiare la Terra altrimenti noi si muore tutti, e di cambiarla molto stilosamente, verso Terra 3.0, quando all’improvviso un tizio fa irruzione con un discorso molto bakunian-luddista sulla deterministica necessità di abbandonare l’idea di crescita e tornare candidi a coltivare il nostro giardino – ma non era un’evoluzione verso un nuovo sistema sostenibile?, vi domanderete, sfoogliando l’atlante del Nuovo mondo e chiedendovi dove cazzo si trovi Arcadia – e insomma, la lettura de Le scienze è sconsigliata, ma voi non potete saperlo, perciò leggetevi anche quello)
  • Austerlitz di Winfried Georg Sebald.

La nuova, splendida veste grafica di The Run of Play. A breve anche una serie di post tutta nuova, Brooklyn Asylum Football Club. La nuova era degli in-quarto a puntate.

Quanti sospiri, tossettine e reticenze sono necessarî a Zanon per far intendere all’ascoltatore che quell’intervista avrebbe preferito non darla?
Scopritelo da voi.

Update h. 16.30. Fuori luogo, ma che rimanga agli atti.